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Kobudo
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Dojo
Karate
Kobudo
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Taiji Quan
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Okinawa è l’isola
principale dell’arcipelago delle RyuKyu, poste tra Cina e
Giappone (300 miglia a sud del Giappone e 400 a est dalla Cina )
e bagnate dal Mar Cinese meridionale. Come tale, la cultura isolana
del luogo fu da sempre enormemente influenzata dai domini cinesi
e giapponesi, i quali continuarono a lungo ad avvicendarsi al comando
del popolo Okinawense; un popolo meraviglioso che ha sempre saputo
unire grande dolcezza a un onorevole spirito combattivo.
Il risultato è una cultura singolare che miscela armonicamente
particolarità autoctone a tratti tipici di Cina e Giappone.
Così il karate tradizionale deriva primordialmente dal kung
fu cinese, e la storia delle arti armate delle Ryukyu segue esattamente
la stessa filogenesi: nell’isola troviamo, fin dai tempi antichi,
molte delle armi che già esistevano in Cina, a volte usate
nelle fogge e con le modalità del luogo a cui si aggiungono
oggetti unici delle isole. Molte di queste armi sono comuni anche
al Giappone, mancando però le cosiddette armi "nobili",
come spade e lance, che non rientrano nella concezione ufficiale
del Kobudo di Okinawa.
Durante il periodo feudale giapponese, fu imposto agli isolani delle
Ryu-Kyu il divieto di portare le armi. Infatti, dapprima subirono
le repressioni dei cinesi, soprattutto da parte dell'imperatore
Sho-Shin intorno al 1400 e, successivamente a partire dal 1609 (periodo
della famiglia regnante Tokugawa), da parte del Daimyo Shimatsu,
questa è anche la causa della sostanziale mancanza di documentazione
scritta sulle arti del passato; molte documentazioni furono distrutte
soprattutto durante la II° Guerra Mondiale, a causa di incendi,
bombe ecc.). Rimangono allora gli oggetti popolari e contadini,
con cui le classi corrispondenti, analogamente ai colleghi giapponesi,
si difendevano contro le coercizioni dei samurai locali, pirati
dei mari (waka) e autoritariati vari. Tali attrezzi diedero luogo
a più di 15 armi, tra cui le più conosciute e usate
sono le seguenti:
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Kobudo
Foto
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Bo, rokushaku
Bo, kon, kun: E’ la prima arma del Kobudo, secondo
fonti storiche, diffusa a Okinawa più del to-de (l’antenato
del Karate) stesso; è un bastone lungo in media 6 shaku,
ovvero circa m 1,80. Simili al rokushaku bo, ma più lunghi,
sono l’hashaku bo (m 2,43) e il kushaku bo
(m 2,74). Come si può notare, all’ideogramma bo non
si fa che aggiungere il numero di shaku che il bastone misura. -
Così come per gli altri bastoni, il tipo di legno può
andare dal rattan alla quercia rossa, cercando di privilegiare la
durezza ma anche la flessibilità della fibra. Alcune teorie
fanno derivare il rokushaku bo dal tenbin, il bastone
usato dai popolani di Okinawa per trasportare, appendendoli in coppia
alle estremità, come un bilanciere, secchi e altri contenitori;
ma l’uso marziale del bastone, nei suoi metodi, è vecchio
quanto le scimmie antropomorfe. Spesso i modelli odierni hanno le
estremità più strette del corpo centrale, una particolarità
del Kobudo di Okinawa.
Per i praticanti moderni il Bo, oltre a metterli in grado di combattere
con un oggetto facilmente reperibile, offre anche la possibilità
di condizionare la parte superiore del corpo e di sviluppare l’equilibrio.
- Yonshaku Bo: bastone lungo 4 shaku.
- Hanbo: arma divenuta famosa per l’uso d’elezione
che a Okinawa ne fecero le guardie del corpo dell’imperatore.
Si tramanda che gli stessi soldati abbiano codificato dei kata,
di cui alcuni sopravvissuti fino ad oggi. L’Hanbo rivelava
tutta la sua versatilità soprattutto negli spazi ristretti
delle abitazioni.
- Tanbo o nijotanbo: bastoni lunghi dai 70 ai 91,5
cm., usati per lo più in coppia.
- Nunchaku, sosetsu kon, nunchiku, nuchiku, nunchaku
kon: arma flessibile formata da due bastoni di circa 30 centimetri,
uniti tra loro da una catena, crine di cavallo o da una semplice
corda. La tradizione vuole che in origine essa fosse utilizzata
dai contadini come flagello per battere la paglia di riso, mentre
studi recenti hanno proposto la sua derivazione da un frustino per
cavalli, che inizialmente aveva i bastoni curvi. E’ una delle
armi del Kobudo il cui maneggio si avvicina ai movimenti del Karate.
Il nunchaku non si usa solo ruotandolo vorticosamente e percuotendo
con le estremità, ma è altrettanto efficace, tenuto
impegnato a due mani, in prese, blocchi, torsioni, e immobilizzazioni,
nonché in colpi ravvicinati. In questo modo, l’arma
può rivelarsi utile sia alla media che alla corta distanza.
Contrariamente a quanto la sua fama attuale possa lasciar credere,
il nunchaku non era una delle armi primarie del popolo Okinawense,
che trovava nel tonfa e nel sai, più efficacia per combattere
contro spade e altre armi bianche classiche. Alcuni citano come
prova ulteriore di ciò la sostanziale mancanza di forme classiche
di nunchaku. Il vantaggio del nunchaku stà piuttosto nella
possibilità di tenere a bada diversi avversari. Quest’arma
è diffusa, oltre che, come al solito, in Cina, anche in Indonesia
e nelle Filippine, dimostrando le innegabili influenze reciproche
tra quei paesi. |
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